
Sono stato a teatro. Al Nuovo Menotti di Spoleto.
Lo spettacolo era “Arlecchino?” scritto e diretto da Marco Baliani.
Un po’ lento all’inizio, la difficoltà del dialetto veneto abbastanza carico, ma dopo un po’ tutto migliora e si finisce in crescendo. Tutto sommato uno spettacolo gradevole da vedere.
Ma qui volevo parlare di altro.
Alcuni dei tecnici che seguono la compagnia sono già stati qua durante i Festival dei Due Mondi in cui anche io avevo un ruolo.
Ci conosciamo quindi da tanto tempo.
“Ho trovato Spoleto molto spopolata rispetto a come me la ricordavo. Tanti negozi chiusi“. Mi ha detto uno di loro che abita a Trieste.
“La situazione a Trieste, a casa tua com’è?” Chiedo io.
“Uguale” mi risponde lui.
Insomma centro storico spopolato, tanti negozi chiusi. Come qui da noi.
“Anche a Roma” dice un altro tecnico che abita nella capitale.
E poi Napoli, Firenze e tutte le città rappresentate dai componenti della compagnia.
Allora il problema c’è, esiste, ma non è solo nostro.
Questo non significa che se stanno male anche gli altri a noi va bene così, ma semplicemente che Spoleto non è la maglia nera dello spopolamento.
Spopoleto può fare di più, ma rendiamoci conto che siamo in tanti e non solo in Italia doverci confrontare con questo problema che avrebbe bisogno di analisi accurate e proposte di soluzione molto avanti.
Ci sarebbe da lavorarci forte.
Ci sarebbe di volerlo fare.
Ci sarebbe anche di avere le competenze e delle idee.
E forse ci potremmo distinguere da quelli che hanno problemi simili ai nostri, perché noi una soluzione la cerchiamo e magari la troviamo pure.
Ecco.